Incontra Amak Juni

Posted September 27

Giorno: 18

Distanza percorsa : 2.134 km

Soggetti ritrovati: 6

Quando Moreno ed io abbiamo iniziato questo viaggio due settimane fa, abbiamo fatto un passo nel buio. Non sapevamo che cosa avremmo trovato, o che cosa ci avrebbero raccontato. Abbiamo semplicemente sperato che le nostre e le loro storie e il loro sarebbero state abbastanza interessanti da attirare l'attenzione sulla nostra causa.

Ci si potrebbe chiedere quale sia il nesso tra la questione del traffico di esseri umani e una serie di ritratti che ho scattato cinque anni fa. È proprio qui, nel nostro sesto soggetto, che è tornato a casa solo questa settimana dopo aver trascorso tre anni in Malesia contro la sua volontà.

Dal momento che stava lavorando illegalmente all'estero non ho utilizzato il suo vero nome, ma ho fatto riferimento a lui ricorrendo ad uno pseudonimo: Nuryadi. Ora mi ha chiesto di indicarlo semplicemente come Amak Juni, «il padre di Juni».

Il giorno prima abbiamo intervistato Amak Juni, abbiamo parlato con i rappresentanti di Perkumpalan Panca Karsa ( PPK), una ONG che da un quarto di secolo opera nel campo dei diritti delle donne, del traffico di esseri umani e della pedofilia qui a Lombok.

Nella tratta di esseri umani Lombok serve contemporaneamente da origine, luogo di transito e destinazione. PPK gestisce centinaia di casi ogni anno, e questi sono solo la punta dell'iceberg. La povertà è il problema, l'istruzione la soluzione.

Lombok è  una destinazione turistica importante, e molte donne sono attirate qui da Java con la promessa di un lavoro ben pagato in alberghi e ristoranti, per poi essere costrette a prostituirsi. Allo stesso modo, agli abitanti viene promessa un'occupazione all'estero - in particolare in Malesia e in Medio Oriente - poi gli vengono sequestrati i documenti e si ritrovano a lavorare in condizioni orrende.


Questo è esattamente quello che è successo a Amak Juni. Dopo l'arrivo regolare a Kuala Lumpur, gli hanno preso il passaporto e l'hanno mandato a lavorare in un campo fuori Johor Bahru, nei pressi di Singapore. È stato costretto a lavorare raccogliendo olio di palma per nove ore al giorno, sette giorni alla settimana, per tre anni, ricevendo in cambio solo 700.000 rupie indonesiane al mese (circa 61 $, 45 €).

La situazione avrebbe potuto continuare all'infinito, se lui non avesse deciso di rischiare l'attraversamento illegale degli stretti tra Malesia e Indonesia. Ha impiegato una settimana a ritornare al suo villaggio, e il ritorno gli è costato tutto quello che ha guadagnato.

Amak Juni era andato in Malesia per mettere da parte dei soldi per l'istruzione della figlia Junita. Non avendo mai frequentato la scuola lui stesso, le opzioni nel suo villaggio erano poche e misere, le stesse che sua moglie Salni ha affrontato in sua assenza.


Salni ha lavorato come operaia, ricevendo solo 20.000 rupie (circa 1.75 $, 1.29 €) per ogni giornata di undici ore trascorsa portando rocce e polveri in un cesto sulla testa. Tre quarti di quel denaro sono stati spesi direttamente nel cibo, solo per mantenere se stessa e la figlia.

Questo era esattamente il futuro che avevano cercato di evitare per Junita. Deciso a non rischiare più lasciando ancora una volta la sua famiglia, Amak Juni cercherà di trovare nuovamente lavoro come facchino sul vulcano Rinjani. Salni continuerà a trasportare rocce e, senza i soldi per un'istruzione, la storia di Juni non sarebbe stata diversa.

La storia avrebbe potuto finire lì, proprio dove è iniziata. Ciò che è successo dopo, tuttavia, ha una bellezza che supera ogni parola. Dopo aver letto il mio ultimo post su Salni e Junita, e senza conoscere i dettagli delle esperienze di Amak Juni in Malesia, una persona cara in Canada si è offerta di dare un sostegno per l'istruzione di Juni.


Non ci sono molte cose che possono dare simili brividi sotto il sole tropicale dell'Indonesia. Ascoltare la storia della famiglia di Amak Juni, che lotta così duramente per così poco, vederli guardare senza speranza lungo la linea d'ombra di un futuro che non potevano più sperare di evitare, e poi dare loro la notizia che la loro bambina avrebbe ancora avuto la possibilità di sognare, è stata una cosa che mi ha colpito molto profondamente come essere umano.

La famiglia di Amak Juni ha preso in prestito una moto da un'altra famiglia nel villaggio, e ci ha guidati in città. Per 411.000 rupie (36 $, 26 €) abbiamo comprato l'uniforme a Junita: due camicie, due gonne, un cappello, una cravatta, un paio di scarpe, una cintura, i calzini, le penne, le matite e i quaderni. Inizierà la scuola lunedi.

Attraverso il PPK abbiamo trovato un intermediario per la comunicazione e l'invio di sostegno alla famiglia di Amak Juni. La mia amica canadese, che desidera rimanere anonima, farà quello che potrà per garantire che Junita completi la sua istruzione.

Vorrei ringraziare questa persona per aver ridato speranza a questa bellissima famiglia che ha lottato così duramente. Vorrei ringraziare Amak Juni per aver aperto una finestra sul vasto e orribile campo del traffico di esseri umani. Vorrei anche ringraziare il mio caro amico Habibi, che è stato di enorme aiuto per noi durante il nostro soggiorno a Lombok.

Per noi, questo è solo l'inizio, ci sono ancora tante incognite che ci attendono nel nostro cammino in tutta l'Asia. Seguici mentre avanziamo nell'oscurità, e per favore, condividi questa pagina con i tuoi amici, fagli sapere che cosa stiamo facendo!

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