Ombre, echi, riflessi: tre storie

Posted October 14

Giorno: 35

Distanza percrsa: 5.831 km

Sogegetti ritrovati: 10

Viene facile immaginare l'organizzazione del traffico di esseri umani come un polipo mostruoso che allunga i suoi tentacoli dall'oscurità, o una rete di signori del crimine nascosti nei loro poderi lontani. In realtà la gran parte del traffico è svolta da persone banalmente qualunque, con vite banalmente qualunque.

Nei nostri ultimi momenti in Indonesia, abbiamo probabilmente incontrato una di queste persone.

È iniziata come una conversazione comune fra un turista e un abitante locale al porto. Il suo nome è Jasril; è un uomo basso con i baffi, sembra avere quarant'anni. A differenza nostra, non si stava imbarcando in prima persona, ma organizzava l'imbarco di qualcun altro.

Jasril manda donne a lavorare in Malesia, ufficialmente come governanti. La sua datrice di lavoro, una donna giapponese che vive a Kuala Lumpur, lo contatta quando ha bisogno di più ragazze. Jasril seleziona 25 o 30 donne all'anno, organizza loro le procedure per i passaporti, i visti, i biglietti, e le manda attraverso lo stretto. Si vantava della casa che si era comprato grazie alle commissioni che riceve come guadagno.

Le ragazze guadagnano circa 500-700 ringgit malesiani al mese (116-162 euro), dice, ma non ricevono alcun pagamento per i primi 5 mesi di lavoro: questo denaro è trattenuto per coprire le spese iniziali de viaggio e la commissione di Jasril.

È possibile che Jasril mandi legalmente le ragazze oltreconfine per impiegarle in Malesia, ma è anche possibile che sia coinvolto nel traffico di prostitute, non lo sapremo mai. Ho preso i suoi contatti, l'ho chiamato cercando di ottenere nuove informazioni, ma lui stesso potrebbe non sapere che cosa ne sia delle ragazze una volta attraversato il confine.


Cinque anni fa, dopo aver trascorso circa tre mesi viaggiano attraverso Paesi islamici, ero curioso di sapere di più circa questa religione. Ho parlato con Daoud, un imam malesiano che ha risposto a molte delle mie domande prima che lo fotografassi.

Come figura di spicco nella sua comunità, mi aspettavo di ritrovare Daoud facilmente. Quando io e Moreno siamo arrivati nella sua moschea, invece, abbiamo saputo che Daoud è tornato da poco dalla sua famiglia in India, per organizzare gli studi collegiali di sua figlia e occuparsi di sua moglie malata.

Finora pensavamo che il nostro viaggio sarebbe finito in Nepal a marzo. Da lì al villaggio di Daoud, nell'India del sud, ci sono altri 2.700 km. Con un po' do fortuna, lo troveremo là nel giro di cinque mesi.


In Malesia abbiamo incontrato Syu, una mia cara amica che non vedevo da cinque anni. Syu ha 24 anni e una storia così affascinante che vorrei condividerla con voi.

Syu è molto estroversa, curiosa e socievole, tratti che le hanno causato molta sofferenza come giovane donna musulmana. È molto orientata alla crescita professionale, vuole conoscere il mondo e ha deciso di non indossare un hijab.

La madre è una donna molto devota e insegna il Corano, ma rispetta sua figlia e le sue scelte di vita. A contrario, Syu racconta che suo padre è più interessato all'immagine e al giudizio sociale che alla libertà di sua figlia.

Il padre di Syu ha avuto quattro mogli in tutto, saltando da una all'altra. Malgrado siano ancora sposati, spiega Syu, lui si rifiuta di sostenere sua madre e non paga l'affitto semplicemente perché non la visita più. Così sono Syu e sua sorella a provvedere all'affitto della madre, anche se nessuna di loro vive con lei.

Il fratello acquisito di Syu è diventato molto popolare in Malesia per essere un genio matematico. Syu racconta che suo padre, con l'intento di far soldi grazie all'esposizione mediatica, ha iniziato a vendere prodotti farmaceutici apparentemente in grado di incrementare l'intelligenza dei bambini. Ma i suoi affari e la sua reputazione hanno avuto un tracollo quando si è scoperto che la ricetta dei farmaci conteneva steroidi, e le autorità hanno sequestrato dal mercato 600.000 ringgits malesiani (139 mila euro) di quella droga farmaceutica.

Syu racconta che al suo ritorno da un viaggio in India, suo padre l'ha portata dalla polizia chiedendo che le fosse somministrato un test per l'assunzione di droghe e un esame di verginità. Syu dice anche che ha minacciato di divorziare da sua madre se la figlia non gli avesse consegnato a lui il suo passaporto. Syu è stata attaccata privatamente e pubblicamente su giornali e blog per aver organizzato eventi di distribuzione gratuita di abbracci a Kuala Lumpur, e per aver indossato il bikini in Nuova Zelanda.

Nel marzo di quest'anno Syu è stata operata in emergenza per un tumore al cervello. È stata in cura intensiva, straparlava e delirava, chiamava suo padre, e quando i suoi familiari sono andati a chiamarlo a casa sua: «Quella non è mia figlia» è stata la sua unica risposta.

Syu soffrirà per le conseguenze dell'operazione per almeno un anno, e senz'altro più a lungo per quelle del comportamento di suo padre. È difficile vedere gli amici passare il loro tempo con i loro padri, racconta, ma Syu è una guerriera. È una donna ambiziosa, lavora sodo per un'agenzia di comunicazione di una compagnia di ingegneria a Kuala Lumpur, e continua a cercare il suo modo di vivere la fede islamica.

Io e Moreno siamo stati molto occupati in questi giorni e non vediamo l'ora di farvi sapere di più. Nel frattempo, cliccate su «Condividi»!

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