Incontra Wada

Posted October 26

Giorno: 47

Distanza percorsa: 7.602 km

Soggetti ritrovati: 11

Sto scrivendo dalla Birmania (Myanmar), uno dei Paesi più poveri che visiteremo, un Paese che mi colpisce profondamente.

Per la prima volta da decenni è possibile per gli stranieri raggiungere il cuore del Paese viaggiando via terra da Bangkok, ed è esattamente quello che abbiamo fatto. È stato un viaggio di una trentina di ore e due bus notturni, più sette ore su un piccolo e sovraccarico pick-up con ventuno persone a bordo, tutti i loro bagagli, due anatre e una notevole quantità di legname e altro carico.

Le strade dissestate si intrecciavano attraverso una giungla lussureggiante e cime calcaree seghettate. Arroccati in bilico sul portellone posteriore aperto, siamo stati prima arrostiti dal sole tropicale, poi inzuppati dalle piogge monsoniche, e infine coperti di polvere. Gran parte del nostro equipaggiamento è stato danneggiato dal calore, dalla pioggia, dagli urti improvvisi e dalle vibrazioni incessanti. Abbiamo perso i file, sembra, e la possibilità di montare i nostri filmati.

Siamo arrivati qui a Yangon, una città di sei milioni di persone, in cerca di una ragazzina mendicante che non ci aspettavamo di ritrovare.

Il suo nome è Wada ('Way-dah'). È stata rapidamente identificata come musulmana per via della cordicella che indossa nella fotografia. Siamo passati di moschea in moschea, prima di renderci conto che le donne non erano ammesse all'interno. La notizia del nostro passaggio si è diffusa nel quartiere islamico, notizia di due stranieri venuti a cercarla con una sua fotografia, e alla fine l'hanno trovata e portata da noi.

Wada è la terza di tre figli. Il padre che lei non ha mai conosciuto è partito per la Malesia mentre lei era ancora nel grembo materno. Apparentemente era partito per provvedere alla sua famiglia in crescita, invece l'ha abbandonata del tutto.

Quei primi anni (nel periodo in cui ho incontrato Wada) devono essere stati particolarmente difficili per la madre di Wada, e solo lei sa i sacrifici che ha fatto. Lottano da sola per sfamare quattro bocche in una terra impoverita, è riuscita mirabilmente a tirare su tre splendidi bambini vivaci. Di giorno frequentano la scuola, di notte la accompagnano in una strada affollata nel centro città dove mettono insieme un tavolino per vendere tabacco e noce di betel.

Ho pensato spesso a The Human Earth Project come a una sorta di caccia al tesoro, e stasera qui abbiamo davvero scoperto qualcosa di prezioso. Giocando con questi bambini sul ciglio della strada, con il traffico che urlava nel buio intorno, io e Moreno abbiamo messo da parte le nostre videocamere. Documentari, perdita di file, blog, aggiornamenti: tutte queste cose improvvisamente sembravano così banali, così lontane.

Quello che abbiamo trovato invece era qualcosa di infinitamente più prezioso: calore umano, risate, strilli, corse a piedi nudi attraverso la notte.

Ci sono sette miliardi di storie intorno a noi: raggiungine una, e abbracciala.


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