Incontra Phyu Chaw e Ei Ei Nyein

Posted November 09

Giorno: 60

Distanza percorsa: 8.745 km

Soggetti ritrovati: 23

È stata una giornata di aspettative disattese.

Fino ad ora, i miei ricordi di Asia sono stati notevolmente accurati, e non mi ricordavo nulla di buono su questo posto. In effetti, avevo scarabocchiato «PEGGIORE CITTÀ DELLA BIRMANIA» accanto al suo nome nella mia guida, e di certo non ero entusiasta all'idea di tornare qui.

Tuttavia, ciò che io e Moreno abbiamo trovato, è una città affascinante con abitanti meravigliosamente cordiali e senza volti occidentali nelle strade. Non riesco a immaginare perché prima non mi fosse piaciuta.


In secondo luogo, non avevo previsto di riuscire a trovare uno dei nostri soggetti qui. All'inizio del viaggio avevo elencato dieci persone mi aspettavo sarebbero state le più difficili da ritrovare, e queste erano le ultime due della lista.

Malgrado ciò io e Moreno le abbiamo trovate entrambe in modo rapido e semplice. Insieme con alla giovane mendicante di Yangon, all'uomo in bicicletta a Jakarta e al ragazzo sopravvissuto al coma a Lombok, siamo ad un rispettabile totale di cinque ritrovamenti da quella lista.


Infine, mi aspettavo che le interviste sarebbero state brevi, con temi spensierati, come sono in genere le nostre interviste con i bambini. Ma queste sono bambine che non hanno mai avuto il lusso di un'infanzia, e il nostro incontro è stato una delle esperienze più tristi e riflessive del nostro viaggio finora.

Non ero certo del sesso dei soggetti, e nemmeno sapevo se ci fosse o meno qualche connessione tra di loro. Beh, sono entrambe femmine e sorelle. Nessuna delle due era certa della propria età. Molti poveri qui partoriscono in casa e le data vengono spesso dimenticate.

La ragazza che sembra essere il più giovane è in realtà più matura, di circa quattro anni. Il suo nome è Phyu Chaw, ha un sorriso malizioso e pieno di denti seghettati. Ha cercato di convincerci di avere 25 anni, ma i suoi vicini di casa dicono che ne ha appena 16. La sorella minore, Ei Ei Nyein, ha circa dodici anni, ed è la più cupa delle due.

Le ragazze sono la terza e la quarta nascita in una famiglia di cinque figli. Il padre non è un uomo buono, dicono i vicini. Dicono che beve ogni giorno, e non ha praticamente lavorato un giorno solo in vita sua.

È stata la madre delle ragazze a sostenere la famiglia, caricando imbarcazioni fluviali per 1.500 o 2.000 kyat (1.16  o 1.5 €) al giorno. Faceva quello che poteva per ottenere denaro dai turisti al molo (dove ho fotografato le ragazze quasi cinque anni fa) ma ora c'è un ponte attraverso il fiume, i traghetti di linea non funzionano più, e la madre è morta quasi due anni fa di un'infezione intestinale.

Il fratello e la sorella maggiori sono già sposati. Il fratello non è migliore del padre, dicono i locali, e non si può contare su di lui per sostenere la famiglia.

Con la morte della madre, Phyu Chaw e Ei Ei Nyein si sono trovate di fronte una scelta semplice: lavorare o morire di fame. I bambini in Birmania generalmente completano un minimo di cinque anni di scuola, le due ragazze avevano finito solo quattro o cinque anni e le loro opzioni lavorative erano fortemente limitate.

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Quando avevo dodici anni, trascorrevo il mio tempo a studiare e suonare con i miei amici, e raramente pensavo a quale sarebbe stata la fonte del mio prossimo pasto. Ei Ei Nyein non ha mai avuto la possibilità di pensare ad altro.

Inizia a lavorare alle sei del mattino, lava i piatti e i tavoli presso un ristorante locale in cui si servono riso e piatti di pasta. In cambio, riceve i pasti, un posto in cui dormire sul pavimento duro del locale e 20.000 Kyat (15.4 €) al mese. L'unica volta che spende soldi per se stessa è quando ha bisogno di sostituire un capo d'abbigliamento, in caso contrario il denaro va direttamente a suo padre.

Phyu Chaw lavora in circostanze quasi identiche, con alloggi e retribuzione identici, in un locale da tè una ventina di metri più giù lungo la stessa strada. Queste ragazze impiegano un anno per guadagnare i soldi che voi o io potremmo guadagnare in una settimana, se non in un solo giorno.

Il fratello più giovane delle ragazze, Saw Lin, ha ora cinque, l'età giusta per frequentare la scuola. Invece, passa le sue giornate con il padre nella casa di famiglia, una struttura fragile di bambù che comprende meno di dieci metri quadrati, senza spazi chiusi, senza mobili propriamente detti e senza oggetti di qualsiasi valore reale.


La loro è una povertà inimmaginabile in Occidente, eppure qui in Asia sono ancora lontani dal fondo. Se non altro le ragazze hanno un'occupazione, per quanto noiosa e mal pagata, e un posto che chiamano casa, per quanto modesto sia.

Che cosa vogliono dal futuro? Ho chiesto. Cosa sperano? Cosa desiderano?

Le ragazze non sapevano cosa dire, il nostro interprete locale ha spiegato il loro silenzio. Queste ragazze non hanno alcuna speranza, nessun'idea sul futuro, ha detto. Non hanno niente, e non avranno niente finché vivrà il loro padre. Pensano solo alla prossima ciotola di riso.

Ma cosa vogliono dalla vita? Insistevo. Vogliono sposarsi? Avere figli?

Questa volta, la risposta è arrivata in fretta, ed è stata la cosa più triste che avessi mai sentito uscire dalla bocca di un bambino di dodici anni. Era una risposta che non parlava soltanto di povertà, ma anche della mancanza di cure, di attenzioni familiari.

Non vogliono avere figli. Non vogliono che un’altra generazione soffra come soffrono loro.


Scrivo queste righe quasi in lacrime. Sono seduto davanti ad un computer portatile, una macchina fotografica e un lettore mp3 sono sul tavolo davanti a me. Per gli standard occidentali, i miei beni sono pochi, e questi sono gli unici oggetti di qualsiasi valore monetario significativo che possiedo.

A pochi metri, senza nemmeno una finestra tra di noi, vedo i bambini che giocano nella polvere della strada e mi chiedo che cosa il futuro riservi loro. Non posso fare a meno di pensare a quanto potere sconosciuto ciascuno di noi abbia in Occidente (anche i più poveri di noi) e quale incredibile potenziale sprechiamo ogni giorno in cose banali. Ogni gionro decidiamo come spendere i nostri soldi, chi accettare e chi respingere, chi abbracciare e chi emarginare.

Penso a quanto sarebbe potuta essere la nostra vita se fossimo nati dal grembo di un’altra madre, in un’altra parte del mondo.

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