Un piccolo strappo

Posted November 23

Giorno: 74

Distanza percorsa: 9.387 km

Soggetti ritrovati: 43

L'uomo stava cercando di convincerci che saremmo stati benissimo tutti e tre sul suo motorino, noi e anche gli zaini.

Io e Moreno avevamo già fatto autostop per un centinaio di chilometri quella mattina. Avevamo preso due buone corse rapidamente e facilmente, una nella cabina di un camion, un'altra sul retro di un pick-up, e mancavano solo undici chilometri alla nostra meta.

Moreno ha guardato storto lo scooter dell'uomo, lo ha lasciato indietro di qualche passo ed ha fermato un camion. Dopo aver scambiato qualche parola con l'autista, entrambi ci siamo arrampicati in cima al carico del camion, appena dietro la cabina.

Era meraviglioso essere lì sopra il mondo nel luminoso sole pomeridiano. Io e Moreno ci stavamo compiacendo della fortuna, quando la gente ha iniziato a urlare contro di noi.

L'uomo con lo scooter ci ha detto di scendere, e il camionista ha iniziato a gesticolare freneticamente nello specchio. Girandomi, ho visto il problema: un soldato era apparso sul ciglio della strada, e non sembrava troppo contento  di vederci lì.


Quasi cinque anni prima, avevo fotografato un giovane novizio in un piccolo monastero di villaggio. Io e Moreno siamo tornati al monastero sperando di trovarlo, per poi sentirci dire da suo padre che ora viveva e lavorava in un altro villaggio a 100 chilometri di distanza.

Non sapevamo, tuttavia, che la nuova casa del ragazzo si trovava un un'area pesantemente militarizzata, dove gli stranieri sono visti con grande sospetto. I nostri visti erano scaduti il giorno prima, un incontro con le autorità locali era l'ultima cosa che volevamo.

Il soldato ha insistito per accompagnarci alla stazione di polizia locale. Con discreto colpo di fortuna, in quel momento io e Moreno abbiamo dimenticato contemporaneamente come si parli l'inglese, e anche la più elementare comprensione gestuale, così abbiamo sorriso, annuito e ce ne siamo andati a spasso in direzione opposta.

Sapevamo che avremmo guadagnato solo una tregua provvisoria, e la nostra unica speranza era uscire da quella città il più rapidamente possibile. Abbiamo girato dietro la prima curva, e tirato fuori ancora i nostri pollici.

Nel giro di due minuti un uomo su un motorino ci ha raggiunti. Se si fosse offerto di portarci sulla sua moto, questa volta ci avremmo provato: dovevamo andarcene al più presto.

Poi ho visto i simboli del ministero dell'immigrazione sulla sua moto, e lo stemma di un cancello sbarrato da due lance incrociate. Era esattamente l'uomo che regge le lance, e gli eravamo capitati proprio di fronte, non c'era modo di scappare questa volta.

Parlando un inglese eccellente, l'uomo si è presentato come il capo dell'ufficio immigrazione locale, e ha chiesto che cosa io e Moreno stessimo facendo nella zona.

Che ci crediate o no, io e Moreno e sappiamo essere molto affascinante quando la situazione lo richiede, e abbiamo stretto amicizia con l'ufficiale come meglio potevamo. Invece di controllare i nostri documenti o espellerci dalla zona all'istante, l'uomo si è ammorbidito e ci ha permesso di continuare verso la nostra destinazione.

C'era solo una piccola postilla: saremmo rimasti sotto il vigile occhio della polizia locale, che ci avrebbe accompagnato alla nostra destinazione assicurandosi che non restassimo nell'area per più di due ore.

Ha fatto una telefonata, e altri due uomini in scooter sono arrivati quasi immediatamente. Uno aveva l'aspetto di un ufficiale di alto rango e ben istruito, con una giacca nera di pelle, un orologio d'oro e i capelli rasati da militare.

L'altro, molto semplicemente, era un buffone.

Io e Moreno siamo saliti sulle loro moto, che avrebbero portato alla nostra meta. Io sono salito con l'ufficiale e siamo schizzati via.

A Moreno è toccato il buffone, che si è fermato a comprare della noce di betel, è tornato indietro e ha chiesto a Moreno di guidare, in modo che potesse sedersi di dietro masticando il suo betel. A questo punto, naturalmente, ci eravamo già persi da un pezzo, e Moreno guidava senza avere idea di dove stesse andando.

Di lì a poco si è capito però che nemmeno il buffone goloso di betel ne aveva la minima idea.

Dopo che Moreno aveva tirato dritto oltre il villaggio dove l'ufficiale e io eravamo in attesa, il buffone ha ripreso il controllo della moto e ha guidato via in direzione sbagliata. Sarebbe andato avanti alla cieca all'infinito, se non gli fosse esploso uno pneumatico.

Io avevo visto la loro moto andare avanti, ma l'ufficiale no. Guardava ancora verso il villaggio, chiedendosi perché fossero così indietro, mentre io cercavo di spiegare che erano passati oltre da due ore. Quando finalmente ha capito, siamo partiti all'inseguimento.

Finalmente li abbiamo trovati che sostituivano la gomma sul ciglio lato della strada. Quando tutti e quattro finalmente abbiamo iniziato il lungo viaggio di ritorno al villaggio, il buffone è rimasto a secco di carburante, e ancora siamo rimasti bloccati in attesa al bordo della via.

Quando siamo tornati al villaggio, io e Moreno ci siamo trovati a fare riprese in una zona militare senza nessun permesso, sotto l'occhio sempre più sospettoso e impaziente dei due poliziotti. Con soli 30 minuti per trovare il ragazzo e nessun indizio dalla gente del posto. C'era poco da fare.

Il sole è sprofondato veloce, abbiamo cancellato il ragazzo dalla nostra lista, il nostro primo fallimento in Myanmar, ma un piccolo tributo per riconquistare la nostra libertà.

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