Incontra Boukou, Khachei, Cho Phew, Loeh e Xacha

Posted January 02

Giorno: 114

Distanza percorsa: 13.558 km 

Soggetti ritrovati: 51

Può essere estremamente difficile condensare un'esperienza così prolungata e intensa in un messaggio conciso e facilmente digeribile per tutti.

Da dove devo cominciare? Come tagliare in pezzi il boccone?


Dovrei dire che io e Moreno siamo in ritardo di un mese per aver viaggiato più lontano di quanto ci aspettassimo di 5.000 km? Che i nostri 9 paesi sono diventati 10, i nostri 6 mesi una durata indefinita, che i nostri previsti 20.000 km saranno superati di 10.000?

Dovrei descrivere questa piccola città in un angolo sperduto di un Paese dimenticato? Dovrei descrivere le minoranze che abitano qui, come i Hmong, gli Akha, gli Yao, e altri che non riesco nemmeno a nominare? I vestiti colorati che indossano, le lingue incomprensibili che parlano?

Dovrei cercare di definire la parola 'Laos', per coloro che non l'hanno mai sentita?

Dovrei parlare della nostra caccia agli indizi? Della prima agenzia di trekking chiusa da tempo, delle mappe gelosamente custodite, di una guida a centinaia di chilometri di distanza? Del gioco del tutto o niente, con cinque soggetti in un villaggio remoto e nessun posto da cui cominciare?

Dovrei concentrarmi sulla ricerca? Le conversazioni inutili, i falsi indizi e i suggerimenti che ci hanno portato da un villaggio all'altro per sei lunghe ore? I sentieri rocciosi, i ruscelli scivolosi, la bicicletta fuori controllo? Dei miei tentativi disperati e falliti di riconoscere qualcosa, qualsiasi cosa, lungo la strada?


Dovrei raccontare il mio stupore quando, dopo aver esaurito tutte le possibilità nella nostra zona di arrivo, ci hanno indicato una direzione che non aveva senso logico ma che ci ha portato dritti al punto?

Devo ricordare quel luogo felice brulicante di bambini e il modo in cui mi appariva prima di sapere della sofferenza che c'è qui? Dovrei parlare delle famiglie con dieci e dodici bambini, e di giovani orfani abbandonati a se stessi?

Dovrei condividere quel momento crepuscolare surreale quando per caso, mentre ci eravamo dati per vinti sugli ultimi due soggetti e avevamo iniziato il lungo ritorno a casa, mi sono voltato e li ho visti insieme in un campo?

Dovrei parlare dei cinque ragazzi ora diventati cinque giovani goffi e timidi? Della difficoltà di tirarli fuori dal guscio e della mia perplessità sulla validità di un progetto che prevede di fotografare persone che non vogliono più essere fotografate?


Devo evidenziare i temi ricorrenti delle interviste, con troppi genitori morti troppo giovani, scuole lasciate per il lavoro, e una povertà che ha negato alle loro sorelle un'istruzione? Di come tutti i nostri sforzi sembrano insignificanti accanto alla loro lotta per la mera sopravvivenza?

Dovrei parlare del confine cinese, a soli pochi chilometri di distanza, con tutti questi ragazzi e ragazze maturi per il traffico? Del predominio economico cinese in questi luoghi? Delle piantagioni di gomma di proprietà straniera, come le banane e la canna da zucchero?

Dovremmo discutere di quel momento toccante, in cui mi trovavo da solo dopo il tramonto in un villaggio Akha, dove in pochi sanno parlare la lingua del loro paese, per non parlare della mia, inseguendo l'ultima firma per il modulo di cessione dei diritti, comprendere appieno l'assurdità di questa scheda di carta mentre insisto sulla sua assoluta importanza per qualcuno, da qualche altra parte del mondo e del tempo, mentre rido delle mie azioni e agisco comunque?


Devo cercare di descrivere i fucili da caccia più alti di me, o la testa appena tagliata e gli zoccoli branditi verso di me come un addio definitivo da due dei miei soggetti (una creatura senza nome ed estranea per me, la cena per loro)?

Devo ricordare le creature uccise con queste mie mani per la nostra cena di Capodanno, gli ultimi battiti del cuore e i colpi d'ala, la ciotola di sangue rappreso?


Dovrei raccontare di come mi è mancato il Natale, e dell'assenza di Moreno al matrimonio di sua sorella? Del mio regalo di Natale per me, ossia tempo libero per leggere un libro, un lusso di cui non ho goduto per molti mesi?

Vi piacerebbe sentire che abbiamo dato i nostri ultimi soldi ad un ragazzo del luogo per comprare delle medicine, per poi scoprire che magagne bancarie ci hanno lasciato a bocca asciutta?

Devo riflettere sulla natura fugace di un'amicizia lungo la via, di una vita frammentata di alberghi e ristoranti che ci dimenticano nel momento cui paghiamo il conto? Di attrezzature perse, danneggiate e distrutte, delle difficoltà di mangiare e dormire bene, e di trovare il tempo per fare tutto ciò che deve essere fatto?

Devo notare quanto banali sembrino i nostri problemi rispetto a quelli dei nativi che ci circondano? Devo lodare gli umili eroi come Mickey Choothesa e Dwight Turner, che dedicano tutto il loro tempo e le loro energie a chi ne ha più bisogno?


Devo enumerate la nostra crescente lista di risultati apparentemente impossibili, e la triste realtà di chi non ha mai testato i limiti della propria esistenza? Di quelli che si svalutano e si accontentano di di una vita di poco conto nella piccola scatola che hanno costruito per se stessi?

Dovrei parlare di questo strano mix di esperienza ed emozione, esaltazione e stanchezza? Di come ci si sente ad essere di nuovo on the road dopo un mese di stasi? Di come ci si sente ad aver trovato oltre cinquanta delle persone che stiamo cercando e della lotta per ricordare i loro nomi? Della sensazione di essere sostenuto da tante persone in tutto il mondo, pur essendo così completamente tagliati fuori dal mondo?

Dovrei anche menzionare la mia generale perdita di interesse per la ricerca di chiunque tranne che M, e della mia impazienza di arrivare nel nord del Vietnam?

Per ogni storia che raccolgo, ci sono un centinaio di storie rimaste in silenzio. Forse riferirò soltanto il brindisi di Capodanno di Tong , il nostro ospite Hmong:

Vi auguro felicità, prosperità e di trovare una buona moglie nel 2014 .

Quest'anno cominciamo tutti a sognare un po' più in grande.


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Jellybaby