Incontra Amma

Posted June 21

Giorno: 282

Distanza percorsa: 36.968 km

Soggetti ritrovati: 79

La strada serpeggiava dal fondovalle al villaggio che una volta chiamavo casa, districandosi fino alla cima di un ampio crinale verdeggiante nel Nepal centrale.

Erano passati tre anni dalla mia partenza, e la luce del tramonto non poteva nascondere il volto mutato della piazza centrale del paese. Nuovi edifici erano apparsi, altri erano in fase di costruzione o ristrutturazione.

Nella foresteria dove avevo vissuto per cinque mesi sono stati lenti a riconoscermi, e la stanza in cui avevo soggiornato era stata spogliata di tutto ciò che una volta l’aveva resa così accogliente.

Prima era affollata di fotografie di famiglia, corone di fiori finti e immagini degli dei hindu, ora invece la stanza era nuda e bianca, i mobili diversi.

Due anni fa, alcuni amici erano passati da quel paese, ed erano stati felici di trovare la mia foto sulle pareti della pensione, nel caseificio locale e nel piccolo negozio che vendeva noodles all’angolo.

Ora, però, ero scomparso. Il caseificio, a quanto pareva, aveva da tempo chiuso i battenti, e la famiglia proprietaria del negozio di noodles si era trasferita altrove.

Non c'era più alcuna memoria di me.

Tre anni fa ero stato adottato da Amma e Laksman, una coppia nepalese di mezza età che viveva appena fuori dal paese. Ho mangiato a casa loro quasi ogni sera, e ho insegnato un inglese rudimentale ai loro giovani nipoti: Mira e Milan.

Erano passati ormai quasi tre anni da quando avevo parlato con la famiglia. Le conversazioni telefoniche erano impossibili: Amma e Laksman non parlavano inglese, e io da tempo avevo dimenticato il mio nepalese. Mi avrebbero riconosciuto, si sarebbero almeno ricordati di me?


Ho imboccato lo stretto sentiero che si snoda dal centro del paese la casa di Amma e Laksman, una casa semplice con le pareti di terra.

C’era un blackout, e l'intero villaggio era immerso nell'oscurità. Sono riuscito a vederli tutti e quattro seduti fuori: Amma, Laksman, Mira e Milan. Mangiavano il loro riso serale, un curry e lenticchie a lume di candela.

Sono entrato nel cerchio di luce, e il 55enne Laksman ha alzato lo sguardo dal suo piatto. Un attimo dopo era in piedi, mi ha abbracciato e ha cominciato a piangere.

'Jiban!' ha gridato, ancora e ancora, chiamandomi con un nome che non avevo sentito da anni, un nome che avevo dimenticato essere stato mio.

Per tre o quattro minuti ci siamo stretti a vicenda. Laksman mi ha fatto sedere, poi mi ha abbracciato di nuovo. Infine, in ginocchio davanti a me, ha pianto sul mio grembo.


La famiglia ha cominciato a chiacchierare animatamente in nepalese. Non avendo sentito o parlato la lingua in tre anni, ho potuto pronunciare solo qualche parola, setacciando i resti della mia memoria.

Dopo averci offerto quel poco spazio che c'era per dormire nella loro casa, Laksman è andato in cerca di latte e carne, e Amma è sparita in cucina.

Mira, 15 anni, ora è una giovane donna, mentre il 13enne Milan si è semplicemente allungato senza essere cambiato minimamente. Amma era stranamente sottotono. Solo più tardi, quando la luce è tornata, ho visto quanto il suo viso fosse diventato esile e stanco.


Amma non è il suo vero nome, significa Madre in nepalese, ed era stata davvero una madre per me durante il mio tempo qui. I suoi figli se ne erano andati da tempo: due maschi lavorano come guide turistiche a Kathmandu, e le figlie sono morte entro il primo anno di vita.

Laksman e Amma si sono costruiti la loro casa con le proprie mani. Hanno otto capre, quattro galline e un grande cucciolo di cane tutto eccitato di nome Tommy. Durante la settimana, Mira e Milan vivono con loro per non dover camminare un'ora verso la scuola ogni giorno.


Il terreno in forte pendenza che circonda la casa è coltivato a mais - o, come li chiama Mira nel suo delizioso accento, "alberi da popcorn". Laksman lavora come operaio in paese, e Amma fa un po' di soldi distillando uno spirito locale a base di miglio, il Raksi.

Amma per la prima volta si è ammalata a vent’anni, mezza vita fa. Negli ultimi 24 anni ha attraversato una serie di malattie, tra cui emicrania e dolori allo stomaco che le impongono una dieta a base di riso, acqua e otto pillole al giorno.

Nel corso dei cinque mesi che avevo trascorso con Amma nel 2011, aveva dominato la sua malattia con una personalità irresistibile e positiva. Ora, tuttavia, la malattia la stava chiaramente trascinando giù.


Il giorno successivo, dopo aver appreso che il caseificio e la bottega dei noodles avevano semplicemente cambiato locali e il villaggio non mi aveva dimenticato, io e Moreno siamo tornati per trascorrere altre sette ore con la famiglia.

Abbiamo passato il tempo giocando a farci il solletico, massaggiandoci, lottando e facendoci scherzi l'un l'altro, dandoci lezioni di inglese e nepalese, riempiendo le nostre pance della cucina casalinga di Amma e ridendo a crepapelle.

Ci sono state inevitabili domande su Anna, la donna che per cinque mesi si era finta mia moglie e che ora non vedevano con me.

Questa volta, è toccato ad Amma piangere, nascondendo il viso con entrambe le mani. Aveva pensato ad Anna e me per tutto il giorno, ha detto. Era passato tanto tempo da quando aveva avuto nostre notizie, e sapeva se ci avrebbe mai rivisti.

Quando sono arrivato dal buio le è venuto un colpo al cuore, non sapeva se fosse vero o no.

Le nuvole si sono aperte, e il possente Himalaya si è mostrato nell'ultima luce dorata del giorno. Ho sentito qualcosa che non avevo sentito da anni: mi sentivo a casa. Mi chiedevo come avessi mai potuto lasciare questo posto, o come avrei potuto lasciarlo di nuovo.


Questo villaggio doveva coincidere con la fine del nostro viaggio.

Quelli di Amma e Saroj erano gli ultimi ritratti che avevo scattato in Asia. In realtà avevo da tempo mandato a casa la mia macchina fotografica e avevo scattato queste foto con la macchina fotografica di un amico.

La ricerca continua, tuttavia, verso l'ultimo dei miei 100 soggetti.


Il suo nome è Daoud. L’ho fotografato in una moschea malese che io e Moreno abbiamo raggiunto otto mesi fa, solo per scoprire che lui si era trasferito nella punta meridionale dell'India.

Daoud tornerà in Malesia per il mese di Ramadan, che inizia fra dieci giorni. I nostri visti indiani saranno pronti in cinque, e ci restano più di 2.700 chilometri da percorrere in autobus e in treno in cerca di Daoud.

Negli ultimi nove mesi, io e Moreno e abbiamo affrontato la sorte in una miriade di forme. Questa volta, però, sto lottando contro me stesso. Essendo così vicino alla fine del viaggio ora mi trovo a resistere, sapendo che sarei più utile qui con Amma in Nepal (o in Cina con M) invece che in corsa verso il sud dell'India.

Questa settimana sono stato intervistato da Andrea e Giovanni per 'Inspiring Travellers'. Potete trovare l'intervista qui.

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